giovedì 16 gennaio 2014

Sant'Antonio in Liguria. Tra favola e realtà...

I

Quando ero fanciulla mio nonno, durante le giornate piovose, si divertiva a raccontarmi le diverse fòe riguardanti i vari culti dei santi e dei personaggi che rendevano la Liguria una terra permeata di tradizioni.


Una di queste, riguardava sant'Antonio che, secondo la leggenda, donò il fuoco all'umanità, così come fece Prometeo.

Nonno raccontava, che mentre il santo si trovava nel deserto in preghiera, gli venne richiesto di aiutare gli uomini fornendo loro il fuoco.

Così Antonio partì in compagnia del suo inseparabile amico, un maialino, alla volta dell'Inferno. Venne cacciato dai Diavoli diverse volte, ma il maialino riuscì, con astuzia, ad entrare oltrepassando un piccolo varco. Così facendo cominciò a correre da un angolo all'altro dell'Inferno portando scompiglio.

II

Visto il subbuglio generale e non riuscendo a catturare la piccola bestiola, i Diavoli decisero di chiamare il santo e farlo entrare per riprendersi lo scaltro maialino.
Questo entrò, richiamò il suo amico e lo portò via. Ma prima di uscire dalla porta dell'Inferno il Santo diede fuoco al suo bastone e, così facendo, portò sulla terra il dono più prezioso, il Fuoco.

Si dice che il maialino in realtà fosse un cinghiale perchè in alcune rappresentazioni lo si trova munito di zanne. Certo è che per le antiche popolazioni il cinghiale era animale legato al fuoco ed alla rinascita della terra. Qui in terra ligure, la tradizione legata al fuoco ed al preparare cibi che abbiano come ingrediente la carne di maiale o ancor più di cinghiale, è ancora ben radicata.

III

Potremmo fare un paragone tra sant'Antonio ed il dio celtico Lug? Dio della morte e della rinascita (rappresentato da un ragazzino con in braccio un cinghiale) Questo era dio della fecondità, del buon raccolto figlio della Grande Madre alla quale erano consacrati i cinghiali. Qui potrebbe anche tornare alla mente la dea Cerere (culto della Grande Madre)dell'antica Roma alla quale molti sacrifici e molti riti legati ai campi, alla fecondità degli animali e alla loro purificazione erano celebrati proprio a Gennaio.

Il giorno di sant'Antonio qui in Liguria è il giorno in cui si benedicono gli animali. e le gallette di farina grezza che verranno appese nelle stalle e nei pollai.
Sempre in questo giorno si leva "l'erbu, l'Oufeoggiu" cioè il ramo di Alloro addobbato per il Solstizio d'Inverno ed il Natale del quale si terranno le foglie per farne spezie ed il ramo lo si utilizzerà per il fuoco.

Da questo giorno infatti comincia il Carnevale che culminerà con il giorno del Martedì grasso.

La sera della vigilia di sant' Antonio, mio nonno, ripuliva per bene la stalla ed il pollaio e la sera, si ritirava presto dalla stalla lasciando gli animali soli.
La tradizione racconta infatti che gli animali in questa notte parlino tra loro confidandosi i segreti riguardanti i trattamenti subiti dagli uomini.

Sant' Antonio, qui in terra ligure è ancora oggi una delle figure più celebrate ed amate, appartiene infatti ai noti "santi guaritori" ed è uno tra i più importanti "santi terapeuti".

IV

Se doveste capitare nelle valli interne ed in montagna nel giorno di sant'Antonio vedreste dei falò accesi già dalla prima mattina. Questi infatti sono i fuochi di purificazione tipici di questo giorno
Così, attraverso il fuoco (falò di sant'Antonio) si purificavano i campi dagli insetti nocivi e si scongiuravano carestie purificando il terreno.

Altro lato cultuale legato alla purificazione è quello che vedeva il portare ad assistere gli animali al rito del falò. Molti contadini delle valli interne facevano e fanno girare gli animali attorno al falò in una sorta di "danza" attorno al fuoco. Questa danza terrebbe così gli animali lontani dalle malattie. Alcuni anziani dell'entroterra di levante mi dissero che questa danza faceva si che le mucche avessero latte in abbondanza.

La cenere del falò veniva così raccolta e sparsa all'entrata della stalla e del pollaio, ed anche sulla soglia della porta di casa.

Sant' Antonio veniva invocato per la guarigione del famoso "fuoco di sant'Antonio". 
La cenere dei falò, infatti, veniva conservata in piccola parte dentro un pezzo di stoffa bianca e doveva essere conservata in un luogo buio vicino ad una bottiglietta di olio benedetto. Nel momento stesso in cui si contraeva il fuoco di sant'Antonio la Magunn-a recitando litanie invocanti le forze della natura ed il nome del santo scacciava il male, quasi come fosse un demone impossessatosi del corpo del malato.

Nella notte della vigilia di sant'Antonio, si cuocevano sulla stufa dei piccoli pani tondi. Questi poi erano benedetti la mattina della festa assieme agli animali ed alle gallette ed appesi sulla porta della stalla, del pollaio e conservati in casa, in un cesto. Avevano forti proprietà taumaturgiche nei confronti delle persone e degli animali.

V

Per ultimo, ma non ultimo questa era una delle sette notti magiche. Gnomi e folletti (qui da noi il Servan) erano le uniche creature che potevano far visita agli animali, parlare con loro e curarli se malati o feriti.




Fonti:

Per lo scritto, mie interviste agli anziani abitanti dei paesi delle valli interne e dei monti liguri.
Ricordi d'infanzia raccolti e riportati interamente così come raccontati.

Per le immagini:

I) "Le tentazioni di sant'Antonio" Salvatore Rosa (1615-1673)

II) Rappresentazione dell'Inferno (le fiamme) via Web

III) "Madonna tra i santi Antonio Abate e Giorgio" Pisanello (1445)
National Gallery di Londra

IV) Falò a Genova (via Web)

V) "I panini di sant'Antonio" secondo la tradizione ligure. Erano accompagnati o sostituiti dalle gallette di farina grezza.

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