Miti,
storie e leggende che la tradizione orale ha tramandato, riecheggiano
ancora nel mondo della magia abruzzese.
Un
nome: Angizia, Luco dei Marsi, I'incantamento delle serpi.
Quando
i Marsi popolavano le rive del lago, considerato un Dio misterioso e
punitivo, nel bosco sacro alle pendici del monte la Ciocca, la dea
Angizia operava le sue temute magie.
Silio Italico, nel libro VIII
delle Puniche, parlando dei Marsi dice: «Tramandano che Angizia, la
figlia di Eta, insegnasse loro l'uso delle cattive erbe e il modo dl
rendere innocui i veleni, che tirasse giù la luna dal cielo,
fermasse i fiumi con le sue grida e spogliasse i monti e le selve da
lei invocate».
Nella Marsica, come dicevamo, le pratiche magiche
e divinatorie risalgono alla dea Angizia che, secondo la leggenda,
tramite il figlio Marso avrebbe trasmesso alle gentl dell'antico
Fucino l'arte di incantare i serpenti insieme con quella più
concreta di curare con le erbe i mali più svariati. Modificando nel
corso dei secoli quelli che erano gli oracoli, i riti e gli
incantamenti degli antichi sacerdoti Marsi, maghi e «magare»
operavano malie, malocchi e rimedi nel buio delle grotte.
Le
stesse grotte che avevano visto nascere l'uomo del Fucino, il padre
di tutti i Marsi: dalla Grotta di Ortucchio a quella di Ciccio
Felice, dalla Grotta Tronci alla Grotta Maritza.
II malocchio, la
'mmidia, le conseguenti fatture e controfatture per secoli segnarono
la vita di intere generazioni tanto che, ancora oggi, c'è chi
ricorre all'opera dei maghi e ai malefici delle "magare"
per conoscere il futuro, riconquistare l'amore perduto, provocare
innamoramenti, lanciare o togliere il temuto malocchio.
Un
abruzzese famoso, il filosofo Benedetto Croce, interpellato sul
malocchio rispose lapidario: «Non ci credo, ma ml gratto» e davanti
allo sgomento intervistatore seguirono gli annunciati scongiuri.
Nicola Valletta nella sua Cicalata del 1787 scriveva che la
«Jettatura è il male che viene dal guardo degli altri uomini, da'
loro effluvi, o dalle catene dell'universo, che ad alcuni è legata,
sendo il mondo fatto per l'uomo».
L'Abruzzo delle amagare»
risponde con una catena di adeguati riti accompagnati da formule
«magiche» come questa:
«Malucchie t'ha 'ucchiate tre sande t'ha
'iutate
la surella de Sand'Andonie Brigide si chiamave
'nome di
Ddye e Sande Marie lu malucchie se ne va vije
'nome di Ddije e lu
spirite Sande
lu malucchie va 'rrete ne va cchiù 'vande».
E
su questa falsariga si dipanano altre formule scacciamalocchio che
variano da zona a zona, come i metodi per tener lontano le «fate»
che, a differenza di quelle delle favole, sono streghe malvagie
dedite a notturni convegni sotto isolati alberi di noci.
Famosa
è la frase magica pronunciata dalle streghe, abruzzesi e non, prima
di «spiccare il volo» verso i luoghi del Sabba:
«Sopra
ll'acque e sopra 'l vento, pùrtime a la nuci di Benevento, dendr'a
'nu mumento»
E
di questi luoghi l'Abruzzo è ricco, come «Piana delle Fate»,
«Grotta delle Fate» o «Fonte delle Fate» indicano località dove
in passato si davano convegno le «fate», le streghe abruzzesi, che
vi si recavano per «acconciare» o «sconciare», ovvero ordire e
disfare fatture e malocchi, su ordine dell' anziana.
Per
difendere i bambini dai malefìci delle «fate», le fattucchiere
confezionano il «Breve», un sacchettino di stoffa dentro al quale
vengono cucite un'immaginetta sacra, sette chicchi dl grano, sette di
sale, un pezzettino di stola benedetta, un granello d'incenso e un
pezzetto di cera della Candelora.
Nel «legare» il «Breve» la
donna pronuncia ossessivamente la formula: a Luntane ogni male» e lo
consegna alla madre che dovrà legarlo al collo del bambino per nove
mesi.
Ringraziamenti:
Ringrazio di cuore Fabiola che ha scritto interamente questo articolo per questo blog.
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