giovedì 3 ottobre 2013

I Liguri e il culto delle acque.


Come già detto in precedenza le divinità dei Liguri si fondevano a tratti con le divinità Celtiche. Con la celtizzazione si può notare una fusione di simboli e Divinità che presto porterà ad una comunità Celto-Ligure.
Gli antichi Liguri veneravano la Natura, in particolare boschi, monti (Bego e Beigua), fiumi e fonti.

Si trovano nel territorio ligure diversi siti che ci riportano al culto delle acque, come ad esempio a Diano Marina presso il Lucus Bormanus dove appunto si trovava un Lucus (Bosco Sacro) dedicato al culto del Dio Borvo o Borman (Dio delle sorgenti, a tratti crudele e sanguinario divinita' Ligure chiamato anche Borvo "il ribollente" venerato anche nel territorio provenzale con il nome Bormanus e in Portogallo con il nome Bormanicus. I Romani lo associarono al Dio Apollo e poi alla Dea Diana ) dove la popolazione non si avventurava dopo il tramonto, perchè spiriti e donne alate si incontravano con il calare delle tenebre.

Molti erano i rituali e nel periodo pre-romano la sorgente di acqua sulfurea di Confernasca, piccolo paesino vicino a Fontanigorda era una delle molte fonti consacrate agli Dei.


L'acqua infatti, contenente una grande quantità di ferro e zolfo, conferiva alle pareti e alla terra che la circondava un color ruggine che avrebbe così portato la fonte alla consacrazione agli Dei e quindi ad essere adoperata durante rituali sacrificali nei quali gli animali venivano aspersi prima del sacrificio.

Si può attestare che, anche i sacrifici umani in epoca pre-romana fossero comuni. Infatti su diverse vette, sono state rinvenute altari e canaline in pietra per lo scolo del sangue, sembra quindi che i sacrifici, umani ed animali si svolgessero in determinati periodi dell'anno, forse anche per placare gli Dei.

Come detto in precedenza le acque solforose erano associate alle divinità in quanto acque dal potere curativo, i bambini, secondo racconti, vi venivano immersi subito dopo la nascita per far si che non venissero attaccati da pidocchi, febbri o epidemie.

Molte sono anche le figure collegate alle acque, come le Fate, che secondo racconti sembra vivessero nelle fonti, nei laghi o in luoghi acquitrinosi. 

Vi è poi una figura benevola "il Servan" sorta di folletto o spiritello dei boschi che seguirebbe l'andamento del tempo, uscendo dal proprio nascondiglio sotterraneo solo con pioggia e vento.  

5 commenti:

  1. La tradizione parla di paese-culla della fertilità per il culto della Bona dea: nella grotta Sant'Angelo a Palombaro (Chieti/Abruzzo), dove c'era il tempio dedicato alla divinità dal nome che non doveva essere pronunciato, la leggenda narra che le puerpere fedeli alla dea andassero in quel luogo sacro per cospargersi le mammelle di acqua delle sorgenti in modo da favorire l'abbondanza di la
    tte. Dunque fecondità. E' anche vero che lo stemma del paese mostra un "braccio destro di carnagione", cioé nudo, che regge una clava (da qui forse il nome in gergo del paese Palummane, ossia palo che si tiene in mano) e che viene attribuito a Ercole, per antonomasia la persona dalla forza fisica, la divinità protettrice dei traffici, dei commerci e degli incontri tra popolazioni diverse. Dunque, produttività. E se Ercole è noto per le 12 fatiche che simboleggiano il passaggio del Sole attraverso le 12 case dello zodiaco, ecco che con un po' di fantasia e divagazione si giunge alle 12 associazioni del paese: 12 come gli apostoli, come i cavalieri della Tavola rotonda di re Artù, come i principali dei del monte Olimpo nella mitologia greca.

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  3. Coreno (Frosinone/Lazio) deriva da KORA OINOU (terra del vino) e da KORINEM (clava di Ercole, dio qui molto venerato, vi è anche un tempio a lui dedicato non lontano dal paese), mentre Ausonio è stato aggiunto di recente e deriva dal popolo che abitava queste terre, gli AUSONI o AURUNCI.
    Questa zona ospita un luogo molto interessante, nonchè il più antico di queste terre, si chiama "Grotta delle Fate", ed è sito in CONTRADA JAGNA.
    Una simile vasca votiva si trova a SERRAMONACESCA in Abruzzo vicino al monastero di San Liberatore alla Macella. E’ una tomba rupestre altomedioevale, non è dentro una grotta ed il poggiatesta è piccolo e simbolico. Un'altra vasca votiva è stata ritrovata anche a Noceto in provincia di Parma.
    La correlazione con le "Domus de Janas" sarde
    Ricreare l'ambiente familiare all'interno della tomba era il rituale non solo degli etruschi ma anche del popolo sardo, ad avvalorarlo sono le famose Domus de Janas, guarda caso traduzione in sardo di "Case delle fate". Questa è una coincidenza davvero incredibile che collegherebbe questa grotta anche con la Sardegna. Altra "chicca" è la similitudine di Janas con "contrada Jagna" nome dell'area in cui si trova il sito.

    La parola domus de janas (=casa delle fate) deriva direttamente dall’immaginario collettivo sardo che, persa memoria della loro funzione originaria, si credeva fossero abitate da streghe, fate e gnomi. Il toponimo Domus de Janas proviene anche dalla dea Diana, la dea della caccia, alla quale sono legate diverse leggende che narrano di ninfe che appaiono all'interno di grotte fatate.

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  4. Grazie Strìa....me lo ero perso....ecco allora il ''Servan'' famoso...sempre bellissimi i tuoi scritti <3

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    1. Il Servan e' un folletto-gnomo meraviglioso! Simpatico intelligente furbo e curioso!!!
      Grazie Lory!!

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