sabato 23 novembre 2013

Guarigione e Tradizione...


Per due giorni sono rimasta in paese da nonna per aiutarla nella preparazione delle olive da mettere in conserva.
Abbiamo così  vissuto assieme, assaporando in ogni istante l'atmosfera novembrina che solo le valli interne sanno dare.
La mattina la passavo lavorando in casa, rassettando le stanze ed ascoltando le storie, raccontate da nonna, riguardanti ogni singolo oggetto. Come le lenzuola, dono di nozze, il copriletto regalo del nonno per la nascita di papà ed "ù pestèllu" (mortaio) in legno che non dimostra i suoi cento ottant'anni, appartenente al padre del mio bisnonno da lui utilizzato per fare il formaggio durante le estati passate in alta valle con le sue capre.

Il dopo cena lo si passava davanti alla stufa, dove nonna cominciava ad intessere storie riguardanti alcune credenze di paese.

Cominciò parlando della moneta da magunna; questa moneta regalatale appunto dalla magunna du paise, donna guaritrice, la si adoperava per guarire i dolori alle giunture, alle ossa e per le storte. Difatti un giorno il nonno tornando dal bosco, prese una storta e cadde. Nonna bagnò la moneta nell'olio benedetto e la passò sulla lunghezza della gamba dolorante ripetendo nel frattempo una cantilena. Il dolore passò il giorno seguente senza che gamba e caviglia gonfiassero.

Mi parlò anche di un particolare nido di ragno (chiamato qui ragno da cantìa) che pareva fosse miracoloso per la cura del mal di testa e dei dolori  ai reni provocati dal freddo.

Il rimedio per la frustrazione che colpiva le donne subito dopo il parto, trovava cura nel rito del pentolino, all'interno del quale vi andavano tre mestoli d'acqua di fonte e cinque grani di sale. Questo pentolino lo si doveva riporre sotto il letto dalla parte della donna per tre sere. Avrebbe così giovato all'umore di questa. Se però il sale si scioglieva la donna era stata colpita da abbasuramento e quindi l'intervento della Fuìnna era obbligatorio.

Si racconta che in paese vi era una signora che raccoglieva il vento. Con l'aiuto di una bottiglia che nelle sere più ventose veniva lasciata fuori dall'uscio di casa.

Questa nel momento del bisogno veniva stappata e fatta annusare al malato, questo doveva  poi conservarla sulla credenza di casa vicino alla stufa e doveva essere posta sulla finestra nei tre giorni di Luna piena per tutto l'anno.

Così come nel giorno dell'ascensione veniva raccolto un pugno di terra che posto in un pezzo di stoffa benedetto veniva poi conservato ed usato per i casi necessari.

L'acqua veniva raccolta la mattina del Solstizio d'Estate e veniva conservata in una bottiglietta (nonna la conserva ancora) ed anche questa adoperata nel caso.

Nel caso del fuoco veniva adoperato un ferro di cavallo messo a punto sul fuoco e che, una volta grattato, ne venivano conservate le scaglie in un pezzo di stoffa benedetta.



M.D.L

  

8 commenti:

  1. Strepitoso!
    L' unica cosa che mi inquieta è la tela di ragno O.O

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  2. Stupendo!....semplicemente stupendo....concordo però con Fabi....la tele del ragno......hem...mi dà un pò di inquietudine....

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    1. Grazie Lory, grazie di cuore! Il nido di ragno si, puo' fare impressione pero' la nonna assicura sia portentoso!

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    1. Eli, grazie. Mi piacerebbe ci fossi anche tu con noi...ma questo gia' lo sapevi.

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  4. Il rito del pentolino! Simile l'abbiamo anche noi! Sempre più convinta della vicinanza fra i due Popoli !

    Bellissimo articolo mia cara. Onore a te, baluardo della Tradizione!

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    1. Elena..cara. Il rito del pentolino da quel che so, ascoltando i piu' vecchi del paese, si perde nelle nebbie del tempo. Mi piacerebbe saperne di piu'.
      Siamo simili. Sicuramente le mani dei nostri grandi popoli si sono strette.
      Grazie.Di cuore.

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