venerdì 8 novembre 2013

San Martino, culti e riti nel giorno della piccola estate...


A san Martino finisce ed inizia l'annata agraria. Un tempo infatti i braccianti scoprivano in questo giorno se il padrone avrebbe chiesto loro di rimanere per l'anno successivo, o se, in caso contrario avrebbero dovuto trovare un altro padrone ed un altra magione da far fruttare.

Il detto "U fa cumme San Martin" deriverebbe proprio dal "trasloco" che i contadini dovevano intraprendere in questo giorno, se non riconfermati dall'attuale padrone.

Il giorno di san Martino si aprivano le botti (lo si fa ancora nelle valli interne) per assaggiare il vino e, se buono, ne veniva lasciato un bicchiere sull'uscio della cantina come ringraziamento per lo Spirito del Tralcio.

L'estè de san Martin a dua tre giurni e un pittin 
Qui in Liguria si mangiavano Castagne, Funghi, frittelle di Mele e di pasta dolce, biscotti di Nocciole, si assaggiava il vino nuovo e si finiva l'olio vecchio.

Giorno del sanguinaccio, rito che si perde agli albori del tempo, che da tradizione andava servito per primi a bambini e donne gravide. In molti paesi liguri infatti la tradizione della macellazione del maiale era molto sentita, tanto che le famiglie la sera si riunivano per onorare l'animale sacrificato mangiandone le carni in una sorta di festa mentre le donne preparavano, con il grasso, il sapone.

Il Berodo (sanguinaccio) era un prodotto povero sicuramente di origine pre-cristiana, che la popolazione, soprattutto la Val Polcevera (valle dei porci) non abbandonò con l'avvento del cristianesimo.

Si pensa sia stato introdotto in questa valle dai Romani che la dominarono per lungo tempo dopo lo scontro con i Cartaginesi alla fine della seconda guerra Punica (218-201 A.C.)



Fonti:
Immagine: 

"Tavola Bronzea di Polcevera" (detta anche Sententia Minuciorum) è una lamina di bronzo sulla quale è incisa un'iscrizione in lingua latina che riporta una sentenza emessa dal Senato Romano nel 117 A.C. su una controversia tra Genuati e Viturii  Il reperto, è conservato nel Museo Civico di Archeologia Ligure di Pegli.

"La tavola è di forma quasi quadrata, di grandezza poco meno di due palmi, la materia è mistura di bronzo che tiene qualche poco argento . Trovolla un paesano Genoate Agostino di Pedemonte l’anno di mille cinquecentosei nella valle di Polcevera secca nella villa di Izosecco sotto terra, cavando con la zappa in una sua possessione; e portolla a Genova per vendere. Ed il Senato, poiché li fu fatto tendere di quanta importanza era questa tavola, riscattò quella, e fu grato a cui gliene dette notizia. E la fece riporre in luogo pubblico in la Chiesa di S. Lorenzo nel muro circondata di bianchi marmi, a canto alla cappella del glorioso S. Gio. Battista dalla parte orientale per memoria perpetua. E chi vuol ben considerare, non si è trovata da più anni in qua una anticaglia, che si possi uguagliare nè comparare a questa, alla quale noi in l’opera latina abbiam fatto un comentariolo per più facile intelligenza di quella; perché il parlar è antico, differente assai della loquela di Cicerone e degli altri posteriori autori e riformatori dell’antichissima lingua latina."

(Agostino Giustiniani, "Annali della Repubblica di Genova", 1537)




M.D.L.


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